Anche insegnare cucina significa insegnare la lingua italiana

“La lingua italiana e le tradizioni culinarie di elevata qualità, sono un binomio che determina reciproci vantaggi. La cucina italiana ha ripreso un posto preminente nel panorama internazionale e mondiale. Non si puo’ imparare la cucina italiana senza conoscere l’italiano. Tutto ciò in difesa della lingua, che diviene veicolo finalizzato alla conoscenza della nostra cultura, nel particolare caso quella enogastronomica, per recuperare la distanza di fronte al potere economico di altre lingue”. Ad affermarlo è Anna Rita Fioroni, presidente dell’Università dei Sapori, intervenendo al convegno “Internazionalizzazione della e nella lingua italiana” in corso quest’oggi a Roma.


“Come Università dei Sapori, insegnamo la cucina italiana in Italiano, a tutti i livelli e per tutti coloro che frequentano i corsi organizzati. Non ci sono deroghe o differenziazioni, l’italiano è la lingua veicolare per cui al termine di un corso l’allievo saprà riconoscere un semplice  ham, da un Norcia, un Parma, un San Daniele”.


“Al di là però della formazione tecnico professionale  – continua la presidente dell’Università dei Sapori  – va favorito l’avvicinamento  dei  produttori italiani al mercato europeo ed internazionale dei consumatori attraverso la diffusione di ricette della cucina italiana che verranno ad essere spiegate da cuochi italiani in un’unica lingua, fornendo però ai consumatori chef anche i mezzi per comprendere l’italiano e acquisire quindi familiarità con la nostra lingua”.


“Tutto ciò – conclude Fioroni – è anche e soprattutto nell’interesse dei consumatori, che hanno il diritto a consumare anche le emozioni e i gusti che fanno grande la cucina italiana e che possono essere descritti in maniera efficace, e conseguentemente appresi, soltanto se si è in grado di comprendere le mille sfumature e sfaccettature che l’italiano offre”.